Dopo i 30 e prima dell’effetto Amsterdam
Diciamo le cose come stanno. Trovare l’erba a Roma è diventata una missione impossibile. La scomparsa della marijuana non trattata, quella a chilometro zero, da coltivatore a consumatore, è uno dei – pochi – risultati definitivi della dura lotta proibizionista perpetrata negli ultimi vent’anni nelle
19 AGO 20

E sono sempre gli anni a spiegare un’altra tragica verità. Le visite d’istruzione, o distruzione, i pellegrinaggi al Bulldog o al Dolphin, tra i più famosi coffea shop di Amsterdam, a vent’anni sembrano viaggi in un paese di invidiabili libertà. Ma quando vi si torna un decennio dopo, l’impressione è totalmente diversa. Il paese delle invidiabili libertà è repellente: il miorilassante si è trasformato in ecstasy (pardon, mdma), la foglia di marijuana un vizietto da stampare sulle magliette, e va a braccetto con la decadenza del sesso mostrificato sottoforma di peni di plastica che saltellano grazie a una ricarica a molla. Quindi ben venga la legalizzazione, ma subito dopo i trent’anni e subito prima dell’effetto Amsterdam.
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È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.
